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Zettel presenta: Michele Ciliberto - Giordano Bruno e la filosofia del Rinascimento

Il 17 febbraio del 1600 Giordano Bruno veniva bruciato vivo a Roma in Campo de' Fiori.
Riproponiamo oggi una nostra puntata dedicata al grande filosofo italiano.

Nato a Nola nel 1548, all’età di diciotto anni entra nell’ordine di San Domenico e cambia il proprio nome di battesimo, Filippo, in Giordano.

Un eccezionale anticonformismo e una curiosità senza eguali per il sapere lo conducono a un’originale riflessione in cui convergono elementi di Neoplatonismo, panteismo, misticismo, magia, teorie mnemotecniche, influssi di studi cabalistici e teorie astronomiche.

Questi aspetti, assieme al suo continuo errare per l’Europa (Savona, Torino, Venezia, Milano, Ginevra, Tolosa, Parigi, Oxford, Magonza, Marburgo, Praga) fanno di Giordano Bruno uno dei filosofi e degli intellettuali più rappresentativi dello spirito rinascimentale.

La sua concezione della materia (intesa come materia attiva); la sua considerazione dell’infinitezza dell’universo e della presenza di infiniti mondi; la tesi secondo cui vi è un’anima universale a cui si è destinati ritornare dopo la morte per poi reincarnarsi in altre future, costituiscono alcune tesi fondamentali del suo pensiero.

Bruno rimase in carcere sette anni e subì due processi prima a Venezia poi a Roma. Oppose un netto rifiuto ai ripetuti inviti degli inquisitori a ritrattare le sue dottrine in particolare quella relativa all’infinità dell’universo e salì sul rogo senza essersi riconciliato con il Crocifisso da cui, secondo la leggenda, distolse lo sguardo prima di morire.

La sue vicende biografiche costituiscono testimonianza attiva delle sue concezioni filosofiche; sicché, la sua rinuncia ad abiurare le tesi considerate eretiche dall’Inquisizione e la sua morte sul rogo, ne restituiscono l’immagine di un martire per la libertà di pensiero e per la fedeltà alla verità. Una figura emblematica celebrata nei secoli successivi in nome di questi valori.

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