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L`ultima frontiera dell`interfaccia uomo-macchina. La mano artificiale sfrutta il campo magnetico

Dai ricercatori italiani arriva un innovativo sistema di controllo, ancora più naturale, delle protesi robotiche di arto superiore: il merito è di un nuovo interfaccia uomo macchina che si basa sui principi del campo magnetico e che potrà permettere movimenti indipendenti delle dita della mano. Il controllo miocinetico, ovvero la decodifica delle intenzioni motorie attraverso magneti impiantabili nei muscoli, è la nuova frontiera nella ricerca sulle protesi di arto superiore che scienziati dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Sant’Anna di Pisa presentano su Scientific Reports.

L’articolo porta la firma di Sergio TarantinoFrancesco ClementeDiego BaroneMarco ControzziChristian Cipriani e rientra nelle attività di ricerca del progetto MYKI (“Bidirectional Myokinetic Implanted Interface for Natural Control of Artificial Limbs), finanziato dal Consiglio Europeo delle Ricerche (ERC - European Research Council) a Christian Cipriani, tramite un “ERC Starting Grant”, uno dei programmi di finanziamento per la ricerca e per l’innovazione più competitivi e prestigiosi a livello internazionale.

Il progetto propone per la prima volta l’utilizzo di una interfaccia uomo-macchina che si basa sui principi del campo magnetico, superando gli approcci convenzionali che fanno riferimento alla registrazione dei segnali elettrofisiologici. L’obiettivo è monitorare il livello di contrazione dei muscoli residui di un arto amputato durante un’azione motoria e usare questa informazione per muovere le dita di una protesi. Nell’articolo pubblicato su Scientific Reports i ricercatori dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna hanno mostrato la fattibilità dell’approccio, utilizzando un emulatore sperimentale di avambraccio, che permette di simulare l’impianto dei magneti e il movimento dei muscoli. In particolare, è stata mostrata la possibilità di monitorare la contrazione di quattro “muscoli artificiali” per riprodurre movimenti indipendenti delle dita di una protesi robotica. Il progetto MYKI mira a consentire un controllo più naturale della protesi e a restituire all’individuo le percezioni sensoriali, quando ha un’interazione con l’ambiente o afferra un oggetto.

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