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Human +. Il futuro della nostra specie

Cyborg, superuomini e cloni. Evoluzione o estinzione? Cosa significa essere un uomo o una donna oggi? Cosa significherà tra cent’anni? Dobbiamo continuare ad accettare che la nostra mente, il nostro corpo e la nostra vita quotidiana vengano modificati o esistono confini che non andrebbero superati?

Queste sono solo alcune delle questioni al centro della mostra “Human+. Il futuro della nostra specie” in corso al Palazzo delle Esposizioni, a cura di Cathrine Kramer, e per la sezione italiana a cura di Valentino Catricalà per conto del Fondazione Mondo Digitale.  La mostra è una grande rassegna scientifica che esplora i potenziali percorsi futuri dell’umanità considerando le implicazioni delle tecnologie passate ed emergenti.

Il XXI secolo vedrà la convergenza di settori come la biotecnologia, la robotica e l’intelligenza artificiale. La manipolazione dei processi biologici, il controllo delle macchine digitali e meccaniche e la creazione di un’intelligenza non biologica superiore a quella umana sono tutti progressi che sollevano interrogativi etici sull’appropriazione della vita e l’alterazione di se stessi. La convergenza di queste e altre forze ci condurrà in territori nuovi e sconosciuti.

Dalle sottili provocazioni ai grandi gesti, le opere d’arte presenti in mostra rappresentano modi diversi di accettare e assimilare questi cambiamenti. Il valore in gioco, infatti, non è la capacità di prevedere il futuro bensì la necessità di riflettere sul futuro. Per cosa stiamo lottando? In modo consapevole o meno, stiamo disegnando il nostro futuro e ogni disciplina giocherà un ruolo in questo processo.

Human+. Il futuro della nostra specie, è più che una mera celebrazione della tecnologia, vuole presentare una serie di possibilità, immaginate e reali, che permettano ai visitatori di decidere quale sia il futuro che preferiscono per la specie umana.

 
Una scultura del primo cyborg, il daltonico Neil Harbisson.  

 Nel 2004 si è fatto impiantare un'antenna nel cranio per poter ascoltare i colori.

 

L’esposizione presenta circa 40 opere, tra installazioni, film, sculture, fotografie, realizzate da alcuni dei più importanti artisti, designer e scienziati riconosciuti a livello internazionale per il loro lavoro di esplorazione delle connessioni tra arte e scienza. Personalità celebri nei settori della robotica, della biotecnologia, della biologia sintetica e dell'intelligenza artificiale, tra cui Neil Harbisson, il primo cyborg vivente al mondo   che sin dalla nascita soffre di una malattia che gli impedisce di vedere i colori. Ha cercato un modo per percepirli comunque e  grazie a esperti di robotica riuscì nel  2004 a farsi impiantare un’antenna nel cranio che gli consente di percepire sotto forma di onde sonore i colori visibili e invisibili, come i raggi infrarossi e ultravioletti. Poiché l’antenna è collegata a internet, Harbisson può “ricevere” colori, immagini, video, musica o telefonate inviategli da dispositivi esterni quali telefoni cellulari e satelliti.

Dovremmo migliorare noi stessi o piuttosto cercare di modificare i nostri discendenti? Ci stiamo avvicinando alla singolarità dell’ibridazione uomo-macchina o stiamo perdendo capacità perché ci affidiamo sempre di più alle estensioni tecnologiche del nostro corpo? La prolungata longevità dell’uomo è un’aspirazione meravigliosa o una prospettiva terribile per la Terra? All’interno di questa spettacolare rassegna, alcune delle menti più brillanti e creative del pianeta hanno ipotizzato e immaginato molti futuri possibili.

Human +. Il futuro della nostra specie

Palazzo delle Esposizioni, Roma

Fino al 1 luglio 2018

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