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Contatto avvenuto! Dopo un viaggio di 3 miliardi di km Juno incontra Giove. Ora partono gli studi

Puntuale all’appuntamento dopo un viaggio di tre miliardi di chilometri percorsi in cinque anni, Juno ha incontrato Giove. Poco prima delle 21 (ora californiana) del 4 luglio, la sonda della NASA, partita il 4 agosto del 2011, ha agganciato l’orbita del pianeta gigante. Il pilota automatico ha acceso i retrorazzi e dopo 35 minuti di frenata gli strumenti di navigazione hanno inviato a Terra il segnale di corretto inserimento nell’orbita prevista.

Juno (JUpiterNear-polarOrbiter) è stata realizzata dal Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa. Mai finora un veicolo era stato così vicino al pianeta più grande del Sistema Solare. I nove strumenti a bordo, due dei quali sono italiani, potranno ora mettersi al lavoro per rispondere alle tante domande aperte sul pianeta gigante, come la composizione del nucleo e l’ambiente estremo in cui è immerso, dove le radiazioni sono più intense che in qualsiasi altro luogo del nostro sistema planetario.

Largo 20 metri e alto 4,5, Juno è il primo veicolo spaziale a energia solare che viaggia in una missione così lontana dal Sole. E la navigazione intorno a Giove sarà tutt’altro che semplice. La sonda è infatti immersa nel gigantesco campo magnetico del pianeta, l'ambiente più ricco di radiazioni del Sistema Solare, bersagliata dall'equivalente di 100 milioni di radiografie. Altre radiazioni provengono dalle particelle liberate dai vulcani della più interna delle lune di Giove, Io. Senza contare che lo strato di idrogeno nascosto sotto le nubi di Giove, in condizioni di pressione incredibili, potrebbe comportarsi come un conduttore elettrico.


Il compito dei nove strumenti della sonda, il cui cuore scientifico è lo spettrometro italiano Jiram (JovianInfraRedAuroral Mapper), sarà quello di scoprire cosa si nasconde sotto la superfice di Giove. Oltre a catturare le immagini delle aurore polari, la sonda studierà gli strati superiori dell'atmosfera a caccia di metano, vapore acqueo, ammoniaca e fosfina.

Finanziato dall'Agenzia Spaziale Italiana (Asi), lo spettrometro stato realizzato da Leonardo-Finmeccanica a Capi Bisenzio (Firenze) sotto la responsabilità scientifica dell'Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Iaps-Inaf). Ottenere la prima mappa interna di Giove è invece l'obiettivo di KaT (Ka-Band Translator), progettato dall'Università Sapienza di Roma e realizzato dalla Thales Alenia Space Italia con il supporto dell'Asi. Italiano, infine, anche il sensore d'assetto Autonomous Star Tracker, realizzato da Leonardo-Finmeccanica: dopo averla guidata verso Giove, il sensore permettera' a Juno di mantenere la rotta nell'orbita del pianeta gigante.

Accanto agli strumenti scientifici, all’interno di Juno ci sono anche una targa con il ritratto e la firma di Galileo Galilei e il suo testo che descrive la scoperta delle lune di Giove insieme a tre statuine che raffigurano Galilei e le antiche divinità Giove e Giunone, realizzate dalla Lego in collaborazione con la Nasa nell'ambito di un programma teso a stimolare nei ragazzi l'interesse per i temi scientifici.

Il video è di Stefano Parisini, con intervista di Marco Galliani, Media INAF


 

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