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L`inquinamento genetico

 

I particolati sono inquinanti presenti in atmosfera; sono composti da una miscela di particelle solide e liquide. Minore è la dimensione della particella, maggiore è la sua capacità di penetrazione nel sistema respiratorio.Il più pericoloso è il PM2,5 – il cosiddetto particolato fine – che  ha un diametro inferiore o uguale a 2,5 µm ed è una polvere toracica, in grado, cioè, di penetrare nella trachea, nei bronchi e nei bronchioli.L’impatto sulla salute del particolato è già ben documentato: gli effetti acuti sui sistemi respiratorio e cardiocircolatorio, derivanti da una breve esposizione a concentrazioni elevate di inquinanti, includono asma, polmonite, infarto, angina, scompensi; gli effetti cronici, derivanti da un’esposizione protratta nel tempo a concentrazioni anche lievi, includono tumori e malattie cardiorespiratorie.L’ inquinamento fa male, e lo sapevamo già. Quello che non sapevamo è quanto potesse far male "sporcando" l'espressione dei nostri geni.

Quindi quale fosse l'impatto di particolati fini e di gas sul rischio cardiometabolico e respiratorio attraverso le modifiche al lavoro del nostro DNA. La risposta è arrivata da un complesso studio canadese pubblicato sulla rivista Nature Communication, e non lascia scampo: l'impatto è alto, molto alto. È persino più alto di quello riferito alla nostra discendenza genetica. Per dirla in parole povere: conta più dove vivi e che cosa respiri tutti i giorni, piuttosto che la storia dei tuoi nonni e bisnonni.La domanda di fondo è sempre quella: quanto interagiscono genetica e ambiente nel decidere chi siamo e come stiamo? Negli anni la ricerca ha dato molte risposte con ricerche di laboratorio o studi epidemiologici sempre più raffinati, che insieme hanno composto un puzzle complesso.

Oggi, i canadesi vi aggiungono un tassello importante grazie a un imponente numero di dati, circa 1,6 milioni, riferiti a più di mille cittadini tra i 40 e i 70 anni abitanti in regioni diverse del Quebec, che sono: Montreal, il maggiore centro urbano con una densità di 4500 abitanti per kmq, Quebec City, più piccola e meno densamente abitata, e Saguenay-Lac- Saint-Jean, una regione di boschi e laghi.Ovviamente il livello di inquinamento varia molto tra i tre centri, mentre tutti i soggetti coinvolti nello studio hanno la stessa origine: sono tutti discendenti dei coloni francesi insediatesi in Canada ai primi del Seicento. In questo modo, mentre la genetica di base era più o meno omogenea, si è potuto ponderare il livello di espressione di alcuni geni - valutato misurando la quantità di certe proteine nel sangue, che dai geni derivano - incrociandolo con l'esposizione a inquinanti ambientali.Si è visto che la regione geografica di residenza pesa talmente tanto da contribuire a spiegare perché tra una regione e l'altra si trovino differenze nell'incidenza di asma e di altre malattie.

La ricerca conferma i risultati di altri studi. Come quello europeo Escape, che ha messo insieme i dati di 22 ricerche europee su 360mila abitanti di tredici grandi città, seguiti per 14 anni, per mostrare come il particolato fine sia dannoso anche a concentrazioni inferiori a quelle consentite dalla legge, e diventi causa di malattie respiratorie e cardiovascolari. E man mano che si studiano i tanti modi con cui l'inquinamento affligge la nostra salute, c'è chi fa i conti, e suona l'allarme: i morti riferibili a inquinamento nel mondo ogni anno sono 7 milioni.

 

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