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Gli Uccelli migratori

 

Da oltre 100 milioni di anni le migrazioni degli uccelli sono uno dei fenomeni più affascinanti e misteriosi del mondo naturale. La loro origine probabilmente ha che fare con i profondi mutamenti climatici ed ambientali del Cretaceo.Da sempre  gli uomini si interrogano sulle repentine apparizioni e sparizioni di molte specie di uccelli. Nel ‘700 il grande Linneo credeva che in autunno le rondini si immergessero nelle paludi gelate, da dove riaffioravano in primavera in forma di anfibi. Ma perché gli uccelli migrano? Lo fanno tutte le specie? Dove vanno e che percorsi seguono quando si spostano? Come fanno ad orientarsi?

Non emigrano tutti gli uccelli, ma la maggioranza di essi compie comunque spostamenti più o meno lunghi, per poter raggiungere l’obiettivo primario: sopravvivere. Infatti le variazioni climatiche stagionali si traducono, in buona parte delle aree del pianeta, in carenza di cibo. Ecco allora la convenienza a spostarsi. La migrazione più lunga conosciuta è quella della Sterna artica, che dalle falesie e le spiagge dei mari del Nord, raggiunge addirittura il Polo Sud -dopo un viaggio medio di oltre 17.000 Km.! Ma anche la piccola Cannaiola verdognola, che va dall’Europa al Sud Africa, o il Falco della Regina, che arriva sino al Madagascar, non scherzano.Per compiere questi viaggi gli uccelli si attrezzano con sofisticate strategie  fisiologiche e  comportamentali. In particolare prima della migrazione  cambiano l’alimentazione,  la integrano con  cibi ricchi zuccheri e modificano il metabolismo  - aumentando la sintesi dei lipidi. Tutto ciò permette un rapido accumulo di grasso che in alcuni casi si manifesta con un aumento di peso anche del 70-80%.

Al pieno di benzina si affianca poi la revisione della macchina. Nelle settimane che precedono la partenza la maggior parte degli uccelli migratori rinnova il proprio piumaggio attraverso la muta, totale o parziale, in modo da aumentare l’efficienza del volo e quindi risparmiare energia. Le fasi di preparazione, che spesso si manifestano  attraverso una progressiva inquietudine, e la partenza sono regolati da una sorta di complesso “orologio biologico interno” di tipo ormonale e neuronale che a sua volta risente del fotoperiodo, delle temperature esterne e di altri fattori ambientali. Per molti aspetti la migrazione è una gara contro il tempo: per accumulare energie, per raggiungere una buona efficienza del piumaggio, per partire nel momento atmosferico migliore, per raggiungere prima di altri le zone di alimentazione lungo il tragitto. Per questo appena è possibile gli uccelli partono. Addirittura i maschi di alcune specie, una volta espletata la loro funzione di riproduttori, se ne vanno senza aspettare le femmine o i giovani. Le strategie migratorie sono comunque molto ampie e diversificate e si può dire che quasi ogni specie ha messo a punto il suo modello migliore. Nella maggior parte di quelle che migrano a breve o media distanza, ad esempio, le femmine si spostano più lontano dei maschi ed i giovani più lontano degli anziani. Il volo migratorio, anche per specie solitamente diurne, avviene nella maggior parte dei casi di notte, quando il dispendio energetico è minore e ci si può orientare con le stelle. La possibilità di percepire il campo magnetico terrestre e i riferimenti geografici appresi sono poi gli altri principali elementi che sembra consentano l’orientamento durante il volo…

Sebbene la mortalità naturale legata allo stress migratorio, contrariamente a quanto normalmente si crede, sia in genere piuttosto bassa, il calo che si sta osservando negli ultimi anni di molte popolazioni di uccelli migratori sembra essere piuttosto legato a cause umane, come le profonde modifiche ambientali nelle zone di svernamento, in quelle di transito e nei siti riproduttivi. Il bracconaggio è un altro fattore di impatto importante, soprattutto nei paesi mediterranei. Come al solito …la natura è una meraviglia …che l’uomo distrugge. Non per invidia. Per idiozia.

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